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Da quel momento in poi, nulla è stato più come prima.
Non io.
Non lui.
Non il modo in cui ci scrivevamo.
Non il modo in cui io pensavo a lui, anche quando ero con qualcun altro.
All’inizio cercavo di darmi delle regole.
“Solo messaggi.”
“Solo un po’ di compagnia.”
“Solo affetto.”
Ma il “solo” si sgretolava ogni giorno di più.
I messaggi diventavano più frequenti.
Le parole più intime.
Le notti più lunghe.
Le attese più affamate.
Lo cercavo appena sveglia.
Mi addormentavo pensandolo e chiedendomi dove fosse, con chi e cosa facesse.
E nel mezzo, c’era tutto il resto della mia vita, vissuta a metà.
C’era mio marito, le mie giornate, gli impegni.
C’erano i libri, gli amici, la mia casa, le mie scelte.
E poi c’era lui.
Un pensiero che non mi lasciava mai davvero.
Un pensiero che non avevo il coraggio di affrontare fino in fondo.
Perché il senso di colpa era lì.
Sottile, insistente, come una fitta sotto pelle.
Ogni sorriso dato a mio marito, ogni gesto di affetto, ogni sera passata insieme…
portava con sé una piccola bugia.
Una parte di me era altrove.
E non sapevo più come farla tornare.
Pensavo spesso:
"Devo chiudere."
"Devo sparire."
"Non posso continuare."
Ma non lo facevo.
Non ci riuscivo.
Perché ogni volta che cercavo di allontanarmi, lui tornava.
O se si allontanava lui, tornavo io.
Con una parola.
Con un messaggio.
Con un ricordo.
E io cadevo.
Ogni volta.
Non era più semplice nostalgia.
Non era più un gioco.
Era una dipendenza sottile, una presenza che diventava ossigeno emotivo.
Stavo bene solo quando c’era lui dall’altra parte.
E stavo male subito dopo, perché sapevo che stavo perdendo me stessa.
Mi guardavo allo specchio e mi chiedevo:
“Ma cosa vuoi davvero?”
“Perché stai mettendo in discussione tutto?”
“Perché lui, dopo tutto questo tempo, ancora ti abita così?”
Non avevo risposte.
Solo una certezza:
ero intrappolata in un legame che non avevo scelto fino in fondo, ma che mi stava scegliendo ogni giorno.
E più cercavo di uscirne, più mi stringeva.
Come un’assenza che non si colma mai.
Come un vuoto impossibile da ignorare.
Come un desiderio a metà, che non muore e non vive, ma resta lì, sospeso.